Il cuore di Dea: una Voce per i giovani

Anna Dea nasce a Policoro, venerdì 6 febbraio 2009.
È un batuffolo roseo, piccina e bellissima e in un istante conquista il cuore di tutta la famiglia.
Cresce con mamma Mirna, una donna forte e indipendente che grazie a Dea scopre un mondo fatto di pannolini e notte in bianco, ma soprattutto un mondo pieno di tenerezza e infinito amore.

In ricordo di Dea
Intelligente, brillante, divertente, a tratti buffa, allegra, giocherellona, innamorata degli animali, Dea riempie la piccola casa che condivide con la mamma, ma anche la casa di nonna Anna e Gianni. Per molti versi è la figlia che in molti vorrebbero avere, matura, buona, con un cuore grande e generoso, sempre pronta a sostenere gli altri, a tendere una mano, studiosa, ubbidiente.
Dea cresce a Tinchi, una piccolissima frazione del comune di Pisticci. Nel suo percorso di studi incontra tanti insegnanti straordinari, che la spronano e la incoraggiano. Negli anni della scuola secondaria di primo grado, però, pur ancora bambina, è costretta a fare i conti con le invidie e le cattiverie di chi non accetta chi studia con impegno.
Nonostante questo peso sul cuore, Dea va avanti, ma, nonostante il brillante 10 e lode conseguito alla licenza media, si disamora presto dello studio, scoprendo con stupore come il calo nei voti si accompagni ad un aumento della stima da parte dei compagni.

In ricordo di Dea
Comincia il suo percorso liceale scegliendo un ramo sperimentale: si iscrive al Liceo delle scienze applicate per la transizione ecologica e digitale.
Dopo il primo liceo Dea cambia, crescendo, con un corpo che diviene più femminile, imparando a truccarsi e cominciando a mostrarsi imbronciata ma bellissima sui social. Pur crescendo anche a livello caratteriale, Dea rimane il motivo di orgoglio di sua madre, dei nonni, ma anche del resto della famiglia. Le tante letture ampliano il suo livello culturale e la rendono autonoma nelle analisi e nei giudizi. Sul suo splendido corpo femminile, spicca una bellissima testa pensante. Dea però non si stacca mai dal suo iPhone e dal suo iPad, con i quali conversa con gli amici e all’interno dei quali custodisce un mondo tutto suo, fatto di disegni manga, di racconti, di Anime.
Il 3° anno di liceo comincia come sempre con un caldo torrido. E come sempre Dea arriva a scuola con la scorta di dolci e pizze rustiche da condividere con i compagni (Pasquale, Vito, Dario, Irene, Martina…). Fuori da scuola frequenta le sue amiche Francesca (con cui a giugno ha condiviso la meravigliosa emozione di assistere insieme al concerto milanese di Lana Del Rey, unica tappa italiana), Vale, Sara e Nicol.

In ricordo di Dea
Per i 52 anni della mamma, a metà settembre, Dea riesce ad organizzare un week-end nel loro villaggio turistico preferito, all'Elea. Il 23 settembre invece il Frecciarossa l'accompagna a Roma Termini dove la prima tappa sarà uno dei suoi negozi preferiti: Victoria’s Secret. Il 24 uno dei migliori chirurghi plastici italiani toglierà a Dea tre nei e poi, dopo la presentazione del libro di mamma proprio al Regina Elena di Roma ma anche dopo una bella pausa da scuola, si torna alla quotidianità.
Il 4 ottobre, in un caldo pomeriggio di inizio autunno, il mondo esplode, polverizzandosi in milioni di irrecuperabili particelle.
Dea è volata nel mondo di Altrove, dove oggi la immaginiamo con un paio di ali, stretta tra le braccia della mamma Celeste, accanto a Gesù e a tanti giovani amici, a tanti zii e nonni e bisnonni, accanto a San Francesco e Santa Chiara e Sant’Agata e alla sua tanto amata Santa Rita.
Sulla terra, nel pezzo di mondo appartenuto a Dea, il silenzio, il vuoto, le lacrime, il dolore senza fine.
Nella sua casa ormai silenziosa, mentre la gatta Mia continua a cercare Dea nella sua cameretta e sotto il suo piumone, la mamma prova a dare un senso a tanto dolore, decidendo di tirarsi su e di tenere viva la memoria di Dea, per aiutare altre ed altri Dea che possano vivere lo stesso disagio subdolo e inconfessato.
Quel giorno nasce "Dea per sempre", un'associazione di volontariato, presieduta da mamma Mirna, con il sostegno di nonno Gianni e nonna Anna, degli zii Daniela, Debora, Giuseppe e Stella, di Giuseppe, Milena, Vanessa e Antonella, di Carmela, Rosalia, Antonella, Rosa, Carmela, Joe, Gianleo, delle amiche del cuore Francy e Vale.
L’unico modo che conosciamo per riempire il vuoto lasciato da Dea trasformando quel dolore senza fine in aiuto, in una mano tesa, in amore...
L'amore per Dea al servizio di altre e altri Dea.

Nel tuo nome, nel tuo amore, nel tuo ricordo.

Dea per sempre

Lettera a Dea da mamma Mirna

Cara Dea,
amore mio, vitadellamiavita,
inauguro io il concorso "Cara Dea", con una lettera che non potrà essere valutata e che mi accingo a scrivere nel giorno in cui la tua assenza compie due mesi.
È ormai dicembre, Dea, il cielo viene continuamente offuscato dalla nuvole e l'atmosfera nelle strade si lascia invadere dalle lucine colorate che preannunciano il Natale, mentre io mi ritrovo a chiedermi come abbiano fatto a trascorrere questi due mesi, 61 lunghissimi dolorosi giorni, e come io sia riuscita ad andare avanti senza di te che, sin dal giorno del concepimento, sei diventata il mio tutto, centro della mia vita e meraviglia straordinaria.
Quella che racconto e che tu conosci bene, amore mio, non è stata una vita semplice. Sin da quando eri nel mio pancione hai dovuto darmi la forza di tenere duro e non arretrare di un millimetro dalla mia decisione di averti. Io, donna single, rimasta senza lavoro per via della gravidanza, in questo bruttobrutto mondo in cui una donna deve pagare un prezzo altissimo anche per solo per dare alla luce un figlio.
I tuoi occhi scuri e vivaci, che mi seguivano con curiosità e mi sorridevano ogni istante, mi hanno resa fortissima. Tu sei stata la risposta a ogni domanda e ogni dubbio delle tante vite che ho vissuto prima di te, Dea. Hai spazzato via i miei attacchi di panico, mi hai spinta a rimettermi in gioco pur di crescerti, accettando un lavoro umile ma necessario, mi hai riempita di videomessaggi pieni zeppi di amore quando il cancro al seno mi ha allontanata da te.
Sei stata un meraviglioso dono, Dea. Il motivo per svegliarmi al mattino e per combattere per i nostri diritti. Dio mi ha dato la gioia di vederti crescere e sbocciare come un fiore. Mi hai resa così tanto orgogliosa di te, amore mio! Te l'ho detto e scritto ad ogni occasione, mentre ti tempestavo di baci, o mentre tu dormivi nel lettone ed io ti scrivevo lettere con la mia calligrafia camuffata, firmandomi Babbo Natale.
Come sai, Dea, la vita mi ha sempre presentato conti altissimi per ognuna delle mie scelte. Non ha fatti sconti a me e di riflesso non ne ha fatti a te, ingiustamente. Perché io credo che nessun bambino piccolo debba ritrovarsi a vivere la malattia della mamma, come nessun bambino debba subire emarginazioni di sorta solo perché bravo a scuola o solo perché figlio di Mirna. Così come nessun ragazzino dovrebbe guardare mai sua madre negli occhi, come facevi tu troppo spesso, per chiederle: "Mamma ma noi siamo povere?".

In ricordo di Dea
Ti avrei dato la Luna se avessi potuto, Dea, Dio mi è testimone. E ci ho provato. Con tutta l'anima, spesso non dormendo la notte per fare i conti che ci consentissero di arrivare a fine mese e allo stesso tempo mi permettessero di accontentare le tue richieste, per non farti mai e poi mai sentire diversa da nessun altro. Insieme, Dea, abbiamo dato valore al nostro poco, facendolo diventare tanto.
Il concerto di Lana del Rey a Milano, le nostre fughe all'Elea, le incursioni da Victoria Secret, o l'ultimo modello di iPhone quando sei stata promossa alla fine del primo liceo. Mamma, ma se chi non ha mai studiato ed è stato graziato da una bocciatura riceve un iPhone, io cosa dovrei avere? E così, non senza sacrificio – e con l'aiuto del tuo papà e di altri familiari che ti amano profondamente – è arrivato anche l'iPhone tanto desiderato che si è andato ad associare all'iPad ricevuto per la cresima da zia Rosa. Abbiamo tutti ceduto alla volontà di non farti sentire diversa dagli altri, probabilmente sbagliando e lasciando che l'apparire offuscasse il tuo vero essere. Il tuo essere Dea. Il tuo essere unica e meravigliosa, come ti ho ripetuto mille volte, come ti ho detto accarezzandoti quando hai pianto per il messaggio che un ragazzo ha scritto alla sua fidanzata, tua compagna di scuola, nel quale faceva riferimento al tuo peso. Tu eri tu, Dea, con la tua bellezza da vendere e il tuo cervello brillante e vivace, con il tuo sorriso contagioso e le tue idee progressiste, ecologiste, rispettose dell'altro, comunque e chiunque lei o lui fosse. Divertente e a tratti pasticciona, bravissima in inglese, amante dei libri e appassionata di manga e disegni giapponesi... Quei disegni che poi sono diventati cartoni. Quei cartoni dai quali non riuscivo a staccarti e che mi facevano paura. E forse oggi capisco perché.

In ricordo di Dea
Il 4 ottobre scorso il nostro mondo (il mio e il tuo, Dea) è esploso all'improvviso e noi tutti ci siamo ritrovati al buio, disorientati, increduli, in preda ad un gelo che ci ha attanagliato le ossa e l'anima.
Quando don Mattia è venuto a salutarti io gli ho chiesto "Perché? Perché l'ha fatto? Perché ha rinunciato a tanta vita, a tanta bellezza, a tutti i suoi sogni?". Lui mi ha abbracciata e mi ha sussurrato di non darti alcuna colpa. Ti ha chiamato "à mnenn" (la bambina). Ed io piangendo ho compreso che in quell'abbraccio mi stava regalando la verità. Perché in te non ci sono colpe da ricercare. Come invece vorrebbero quelle bocche maleodoranti di persone cattive nell'animo e nere nel cuore, che stanno provando a speculare su questo (nostro e tuo) dolore senza fine. Esseri immondi che sussurrano di presenze di foto, di video. Che li tirino fuori, se esistono!!! Che si rivolgano alle forze dell'ordine per amore della verità e li consegnino a loro, questi fantomatici video. Così da poter trovare anche tutti noi finalmente la via in cui incanalare la nostra rabbia.
Nel mio animo di madre so bene che il tuo gesto non è stato dettato da foto o video (anche perché, con la mamma che ti ritrovi, sarebbe bastato poco a trasformarmi in caterpillar in tua difesa). Foto e video di cui, d'altra parte, non troviamo traccia. Come immagino non esista un preciso atto di bullismo a cui poter attribuire questa immane tragedia.

In ricordo di Dea
Io so di aver messo al mondo una figlia meravigliosa ma incredibilmente sensibile. Io so che a causa della mia malattia tu sia cresciuta troppo in fretta. E so che io ho commesso un errore che chiedo a Dio di perdonarmi ma che io non perdonerò mai a me stessa: ti ho ritenuta matura troppo presto, in una fase in cui i ragazzini avrebbero diritto più al gioco che a convivere con i problemi familiari. In quelle ore che trascorrevi sulla tua altalena, con le cuffiette nelle orecchie e il telefono tra le mani, non vedevo percoli, ma una ragazza matura con il corpo di donna e l'animo di quella bimba che mi porterò dentro per sempre, che mi dormiva addosso e che mi coccolava nel sonno.
Qualche giorno dopo la tragedia, Dea, io sono andata a ricercarmi la puntata di Presa Diretta, in cui Lisa Iotti ha denunciato con forza i rischi dell'uso dei social sugli adolescenti. Con le lacrime agli occhi ho ascoltato la storia di Molly e nel mio cuore ho capito di essere arrivata alla verità. E la verità è che un maledetto algoritmo, creato per accanirsi sulle fragilità, mi ha rubato la vita di mia figlia e la mia ragione di vita. Una vita, la mia, che di colpo il 4 ottobre ha perso un senso. Una vita che oggi trascorre per andare al cimitero, o ad acquistarti le rose, con il naso immerso tra le tue foto. Una vita nella quale l'improvviso buio mi ha fatto smarrire la strada maestra.
Mi guardo attorno e vedo tanto dolore, Dea. Lo vedo in Valentina, Sara e Nicole, che vengono a casa e si fermano nella tua cameretta, a cercare tracce di te. Lo percepisco nella nostra gatta Mia, che trascorre le giornate nel tuo letto. Lo vedo negli occhi di nonna e Gianni e zia Dani che ti hanno cresciuta con me. In zia Stella come in Grazia, che mi evitano per non farmelo sentire, quel dolore che fa male al cuore, e lo vedo e sento in Peppe, che invece, nonostante tutto, c'è, c'è sempre, e prova a farmi ridere oltre le tante lacrime. Lo percepisco in Francy, che ora è socia fondatrice dell'associazione che porta il tuo nome, come in Rosalia e Antonella e Milenina, che piangono con me e provano a non lasciarmi mai sola, e in zia Debora e zia Rita, come Massi e Tania, che soffrono a distanza. Il dolore che leggo negli occhi di Giorgia e in quelli di Adele, il cui sguardo si perde mentre guardano le tue foto. Il dolore dei ragazzi del Grest, come quello che mi trasferiscono alcuni tuoi compagni di scuola, come Fabio e Pasquale e Irene e anche Loris... sì, Dea, perché anche se avevate litigato per divergenze di opinioni, l'affetto vince su tutto e ora tu lo sai bene, dal luogo in cui ti trovi, in cui regna la pace e l'amore. È il dolore che mi si mescola all'amore di tutti coloro che sono qui questa sera, di chi prega con me, instancabilmente, di chi ci ha testimoniato un affetto straordinario. Di chi ti ha amato tantissimo e ti amerà per sempre.
Sono certa che tu non desiderassi provocarci questo dolore, amore mio. Non ho alcun dubbio che dal mondo di Altrove tu ci osservi con amore e ci spingi ad andare avanti.

In ricordo di Dea
Quando vengo a trovarti al cimitero mi siedo per terra, di fronte a te, mentre alle mie spalle ho un cielo spesso meravigliosamente celeste, il tuo colore preferito, in cui si rincorrono le nuvolette bianche. Mi perdo a guardarle, cercando nei loro contorni qualche traccia di te. E immaginandoti riesco quasi a vederti, con il tuo sorriso immenso e gli occhi luminosi. E ti sento mentre mi dici come nella lettera che hai lasciato lì... "io ti voglio tantissimo bene, mamma".
E con il cuore pieno di amore, mi ritrovo con il naso in su a chiederti: Cosa devo fare, adesso, Dea?
Eccola, la risposta. Quella stessa risposta che in questi 61 giorni mi hanno ripetuto in moltissimi, soprattutto genitori: "Devi fare qualcosa per i giovani, Mirna! Per i nostri figli...". È questo che vuoi, Dea? – ti chiedo guardando il cielo, con i miei occhi gonfi di lacrime. È questo che devo fare, amore mio?
Eccola qui, la risposta. Nell'amore verso di te di ognuno dei soci fondatori di Deaxsempre che nel tuo nome si sono stretti a me, per provare, insieme, ad andare avanti. Per provare insieme a tendere una mano. Perché ogni adolescente scopra quanto sia bella la vita, se si riesce a sollevare lo sguardo oltre il proprio telefonino. Perché ogni ragazzo senta in sé che si può chiedere aiuto, se di fronte ha una mano tesa verso di lui, che può aprire il suo cuore, se chi ascolta non lo fa per giudicare ma per percorrere insieme un tratto di strada. Perché altre e altri Dea imparino ad amarsi per quelli che sono, non vergognandosi di essere meravigliosamente unici, magari non ricchi e non geni della matematica, ma pieni di talento, di anima, di energia.
Eccomi, Dea. Mi affido a Dio mentre porto sulle spalle questa croce tanto pesante data dalla tua assenza e mi rimetto in cammino, lasciando che la tua risata che mi risuona ancora nelle orecchie possa condurmi.
Insieme alla nostra famiglia e agli amici più cari, insieme alla nostra comunità e alle istituzioni torniamo a rimboccarci le maniche. Perché c'è tanto da fare. Perché i valori e i sogni e le emozioni e l'amore stesso diano un senso a noi tutti. Perché tu, amore mio, continui a vivere attraverso il nostro impegno e attraverso il sorriso di chi ti porta nel cuore.

Nel tuo nome, Dea, celebreremo ogni giorno la Vita. Perché la Vita è davvero meravigliosa e merita di essere vissuta in ogni suo attimo, senza arrendersi, magari battendo i pugni contro le ingiustizie e lasciandosi andare alla tenerezza e alla leggerezza più possibile. Perché ognuno di noi possa scrivere ogni giorno un nuovo capitolo in questo straordinario libro che è la vita.

Ti amo, bimba mia.

Dea per sempre.

Dea x sempre
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